Legittimo il trasferimento dell’attività produttiva: cacciato il dipendente che rifiuta la ricollocazione

Decisivo, precisano i giudici, il riferimento alle obiettive ragioni che hanno portato al trasferimento dell’attività produttiva

Legittimo il trasferimento dell’attività produttiva: cacciato il dipendente che rifiuta la ricollocazione

Legittimo il licenziamento del lavoratore che rifiuta il trasferimento e non si presenta in azienda. Ad inchiodarlo è un dettaglio decisivo: le obiettive ragioni che hanno portato alla sua ricollocazione.
Questa la valutazione compiuta dai giudici (ordinanza numero 24563 del 4 settembre 2025 della Cassazione), i quali, a chiusura di un complesso contenzioso, hanno precisato che il trasferimento del lavoratore è, se disposto per comprovate ragioni oggettive – quale la dismissione dello stabilimento e il trasferimento dell’attività produttiva –, legittimo e non può essere rifiutato dal dipendente quando non sussistano elementi concreti di abuso del diritto da parte del datore di lavoro. Pertanto, la mancata (e ingiustificata) presentazione presso la nuova sede di lavoro configura inadempimento disciplinare grave idoneo a legittimare il licenziamento per giusta causa del dipendente, indipendentemente dalla contestazione, da parte sua, del trasferimento deciso dall’azienda.
Decisivo, innanzitutto, il fatto di avere escluso la fraudolenza del trasferimento e il suo utilizzo al solo scopo di aggirare il divieto normativo, in piena pandemia, in merito ai licenziamenti per motivo oggettivo, e di avere appurato che vi era una ragione oggettiva alla base del trasferimento. Su questo punto, difatti, si è appurato che il trasferimento del lavoratore è risultato sorretto da comprovate ragioni oggettive, consistenti nella dismissione di uno stabilimento e nel conseguente spostamento della relativa attività produttiva nello stabilimento principale della società, spostamento accettato da altri lavoratori.
Legittimo, quindi, il licenziamento disciplinare del dipendente che ha rifiutato la ricollocazione e perciò è rimasto assente dal lavoro nella nuova sede per ben otto giorni consecutivi.

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